è un Ordine Cristiano nobiliare monastico cavalleresco aperto a tutti
Le tre Croci che ispirano l’Ordine sono la Croce Latina Romana, quella Lobata Ortodossa e quella di Canterbury Anglicana riunite simbolicamente insieme nel nome, nello stemma araldico e nelle finalità dell’Ordine che intende avviare l’unione delle tre maggiori componenti del Cristianesimo in quella che abbiamo chiamato Pax Evangelica.
Quello delle tre Croci è un Ordine monastico cavalleresco nella tradizione del XIII° secolo quando per opera della Chiesa gli Ordini Cavallereschi divengono Ordini Monastici Cavallereschi composti da monaci cavalieri che si occupano di difendere, anche con le armi, i deboli, i viaggiatori e i pellegrini.
Nei secoli non è cambiato molto per le persone più fragili e possiamo ancora riferirci ai principi del Codice Cavalleresco per aiutare deboli ed indifesi, non con le armi naturalmente, ma misericordiosamente con azioni ed opere pacifiche ma non per questo meno importanti.
Nato dalla tradizione anglicana il Sacro Ordine delle tre Croci accoglie monaci Dame e monaci Cavalieri senza distinzioni in una comunità promiscua simile a quella dei 150 circa seguaci di Gesù che era circondato e affiancato non solo dagli Apostoli, ma da tante altre figure importanti maschili e femminili alle quali il Signore insegnava i principi cristiani senza discriminazioni e affidava loro compiti anche teologici e liturgici indipendentemente dal loro genere.
Duemila anni fa era una vera rivoluzione attuata in una società spiccatamente maschilista che trattava le donne peggio degli schiavi: alle donne non si insegnava nulla se non a servire e persino parlare in pubblico con loro era rigorosamente vietato e considerato addirittura osceno.
Molti episodi riportati nel Vangelo narrano di nostro Signore che rompe pubblicamente questi schemi sociali assurdi con grande scandalo dei cosiddetti benpensanti che in realtà erano solo sciocchi che tenevano, per il proprio beneficio personale, in sottordine le donne.
Le figure di Maria e della Maddalena, che non era affatto una prostituta ma una principessa di alto lignaggio, non sono le sole ma solo le più conosciute fra quelle che seguivano Gesù: donne di ogni estrazione sociale unite nella nuova Fede proclamata da nostro Signore Gesù.
Fra le principali figure femminili che seguirono Gesù possiamo ricordare:
Maria è la mamma di Gesù, è sempre presente in tutti i momenti chiave della sua vita terrena, lo accudisce amorevolmente e, a volte, ne indirizza le azioni in modo determinante come nel famoso episodio delle nozze di Cana quando invita e sollecita Gesù a compiere il suo primo miracolo, è una mamma esemplare ma non si limita a questo e il libro degli Atti degli Apostoli, che narra quanto succede nei primi anni dopo la resurrezione, la indica anche come un membro importante e fondamentale della prima comunità cristiana sostanzialmente guidata da lei.
Maria Maddalena cioè la figura femminile che spicca come importanza nel gruppo dei discepoli, inizia a seguire Gesù fin dal suo passaggio in Galilea, non lo abbandona mai standogli vicino anche sotto la croce e quando va ad onorarlo al sepolcro diviene la prima testimone della sua risurrezione (Giovanni 20), per il suo ruolo attivo e le sue molte azioni meritorie viene spesso chiamata l’apostola degli apostoli per sottolineare il suo ruolo non meno importante con alcuni che la indicano addirittura come compagna del Signore cioè in pratica la moglie una possibilità raccolta e resa celebre dal romanzo il Codice da Vinci.
Maria di Cleofa conosciuta anche come Maria di Giacomo è un’altra delle donne al seguito del Signore che lo assiste anche nelle liturgie oltre che nell’insegnamento in modo importante in quanto fra le donne il dialogo era più semplice e diretto, assiste alla crocifissione per sostenere per quanto possibile il Signore nel suo calvario e partecipa alla successiva visita al sepolcro testimoniando la resurrezione.
Giovanna era la moglie di Cuza l’amministratore di Erode, una figura citata nel Vangelo di Luca come una discepola che dopo la sua guarigione miracolosa da parte del Signore, decise di seguirlo e sostenerlo anche con i propri beni personali che erano ingenti. Giovanna era una donna di alto rango sociale che faceva parte della ristretta cerchia della corte di Erode talmente forte da sfidare, insieme a molte altre donne, le spregevoli convenzioni sociali del tempo seguendo Gesù e i dodici apostoli durante la predicazione in Galilea. Luca indica Giovanna come una delle donne che, portando aromi e profumi preziosi al sepolcro la mattina di Pasqua della risurrezione, trovarono la tomba vuota e lo annunciarono agli apostoli. Giovanna rappresenta un esempio di fedeltà e di cambiamento radicale della propria vita, perchè abbandona le comodità della corte per seguire Gesù, utilizzò la sua ricchezza per sostenerlo e si integrò con la comunità dei discepoli e degli apostoli molti dei quali erano ignoranti e di basso rango sociale come Pietro..
Susanna viene menzionata fra i discepoli nel Vangelo di Luca come protagonista del gruppo di donne che accompagnavano Gesù e lo assistevano con i propri beni. Come altre è una donna guarita miracolosamente che condivise la vita terrena di Cristo e il suo nome richiama la purezza del giglio, fiore richiamato dal suo nome ebraico, e la fedeltà e la dedizione delle donne alla comunità cristiana delle origini.
Marta e Maria di Betania erano le due sorelle di Lazzaro, amiche di Gesù e citate nei racconti di miracoli e dialoghi teologici di Giovanni Marta accudisce il Signore con umili servizi mentre Maria si dedica all’ascolto della parola e alla catechesi. Le due sorelle rappresentano i due volti dell’accoglienza: la vita attiva quella di Marta occupata a servire e quella contemplativa di Maria descritta ai piedi di Gesù ad ascoltare per poi diffondere la Parola del Signore. Marta accoglie Gesù nella sua casa occupandosi dei servizi domestici con sincera dedizione mentre Maria seduta ai piedi di Gesù ascolta la Parola.
Gesù sottolinea con affetto l’ansia di Marta invitandola a non lasciare che le occupazioni distraggano dall’essenziale cioè dall’ascoltare la sua Parola. Marta mostra subito una fede forte e correre incontro a Gesù, mentre Maria resta inizialmente a casa ma poi unge i piedi di Gesù con profumo di nardo prezioso e li asciuga con i suoi capelli in un gesto di profondo amore. Gesù amava tutti e tre i fratelli e la Chiesa celebra i santi Marta, Maria e Lazzaro insieme il 29 luglio.
Queste figure femminili seguono Gesù durante il suo ministero e la sua predicazione e con grande coraggio queste donne eccezionali seguono la Passione del Signore osservando la crocifissione da vicino per supportare il Salvatore mentre i discepoli maschi fuggono impauriti, assistono e partecipano alla sepoltura tornando alla grotta del sepolcro la mattina di Pasqua per preparare il corpo ungendolo con oli, essenze e profumi e sono i primi testimoni della risurrezione quando trovano il sepolcro vuoto una circostanza storicamente particolarmente significativa perché il loro ruolo come testimoni non sarebbe stato considerato forte nella società ebraica totalmente maschilista del tempo e questo rafforza l’autenticità del racconto.
Nel libro degli Atti degli Apostoli che narra le vicende della Chiesa Cristiana primigenia le figure femminili risultano sempre presenti nella Chiesa Cristiana nascente, descritte frequentemente liturgicamente attive insieme agli Apostoli e la loro presenza segna una novità radicale nel contesto giudaico del I° secolo fortemente orientato al maschilismo e Gesù si relaziona con loro da rivoluzionario in modo paritario e rispettoso, in aperto contrasto con le convenzioni sociali allora diffuse.
Nel messaggio evangelico le donne svolgono un ruolo decisivo nella trasmissione del messaggio pasquale e dimostrano la loro fedeltà e il loro coraggio rimanendo a fianco del Signore nei momenti in cui i discepoli maschi si disperdono dimostrandosi pavidi.
Purtroppo nei secoli successivi questo coraggio viene falsamente travisato e colpevolmente orientato verso un assurdo ed ingiustificato maschilismo nella Chiesa Romana che pone le figure femminili ai margini quando addirittura non cerca di sterminare le donne di libero pensiero tacciandole di stregoneria con la vergognosa inquisizione e il martello delle streghe un vero e proprio manuale per indirizzare e giustificare un orribile genocidio che sembra abbia fatto milioni di vittime fra le donne per distruggerle e relegarle in sottordine..
Purtroppo la Chiesa Romana continua ad esser orribilmente maschilista e persino Papa Francesco che intendeva rivalutare in modo deciso il ruolo delle donne nella Chiesa Romana ha sfiorato lo scisma che i maschilisti più intransigenti ed ottusi avevano minacciato se avesse proseguito in questi suoi intenti.
L’Ordine delle tre Croci è sacro perché si rifà al messaggio Evangelico e ai principi di nostro Signore eliminando queste assurde discriminazioni in un Ordine misto basato sulla sacralità della famiglia e sull’importanza di essere già o di divenire genitori dando giusti meriti e parità di ruolo ai generi senza distinzioni che hanno il sapore del razzismo.
Il Sacro Ordine monastico cavalleresco della nostra Chiesa è aperto a persone sposate o che intendono farlo in futuro senza assurdi vincoli di celibato o nubilato creati ad un certo punto dalla Chiesa Romana per eliminare i figli leggittimi che avrebbero potuto ereditare i beni ecclesiastici dal padre vescovo di fatto rappresentante legale della Comunità con disponibilità completa sui beni della stessa.
Un Ordine disperso
La centralità della famiglia viene esaltata dalla caratteristica, spiccatamente anglicana, dell’Ordine monastico disperso nel quale monaci uomini e donne continuano a vivere nel proprio nucleo familiare mantenendosi, senza soluzione di continuità, in contatto con la comunità senza il vincolo di dover, per forza, vivere insieme in un unico luogo comune che li allontanerebbe dai propri affetti.
I sistemi di comunicazione basati sulla rete globale sono fantastici per mantenere efficaci relazioni a distanza e consentono di interagire e vivere la comunità rimanendo in famiglia, quindi senza rinunciare ad essere figlio o genitore, fratello o sorella.
Molte filosofie religiose asiatiche intendono il monachesimo come un passaggio obbligatorio per la crescita spirituale che può essere perpetuo o temporaneo: in pratica tutti maschi e femmine diventano monaci per sempre o per qualche mese, settimana o anche un solo giorno semplicemente seguendo delle specifiche regole sino a quando decidono di farlo.
Questo significa rinnovare la propria Fede quotidianamente senza impegnarsi a vita e seguire molto semplicemente uno stile di vita specifico attraverso poche regole di comportamento, per un tempo anche limitato deciso da noi e non imposto senza possibilità di rinunciare rendendo l’esperienza del monachesimo eccezionalmente ricca e accessibile a tutti.
Ogni giorno i nostri monaci Dame, Cavalieri e Nobili decidono della loro esperienza con il loro personale libero arbitrio di immergersi in un monachesimo reale e sentito e non di maniera o falso.
Un Ordine aperto a tutti
Il Sacro Ordine delle tre Croci è aperto a tutti e offre a tutti possibilità eccezionali di vivere la propria vita cristiana nel modo migliore in una comunità dinamica che si evolve costantemente grazie ai propri membri: uomini, donne, celibi, nubili, coniugati, con o senza prole, che vivono insieme in case comuni o dispersi nella propria famiglia, anglicani, romani, ortodossi, ecc. tutti possono aderire all’Ordine semplicemente seguendo i principi di onestà e rettitudine cristiani che tutti abbiamo accettato con il Sacramento del Battesimo e che tutti dovrebbero costantemente e senza compromessi seguire.
Poche semplici regole
Per essere un monaco le regole da seguire sono semplicemente quelle dettate dal Vangelo rivolgendosi al Signore per farci guidare: comportarsi onestamente, non mentire, non lasciarsi sopraffare dalla collera, non rubare, non commettere adulterio, aiutare misericordiosamente chi ne ha necessità, difendere i deboli, onorare la propria famiglia, non usare la violenza, non prevaricare nessuno, non abusare di altri, rispettare il creato compresi gli animali e l’ambiente che ci accoglie, vivere serenamente la propria vita per essere felici e poter donare a tutti la propria gioia.
Più che regole monastiche sono le linee guida che nostro Signore Gesù ci ha indicato per essere buoni cristiani e che tutti dovremmo seguire ogni giorno.
Il significato della preghiera
Pregare è importante ma cosa significa pregare?
Il Cristianesimo ci offre preghiere molto belle delle quali dobbiamo afferrarne il senso e metterle in pratica perché recitare litanie meccanicamente non significa pregare.
Dobbiamo comprendere il senso delle nostre preghiere e possiamo pregare efficacemente vivendo la nostra vita secondo i principi Cristiani, preghiamo quando aiutiamo gli altri, preghiamo quando svolgiamo bene il nostro compito di figli o genitori, quando alleviamo le sofferenze o diamo esempi positivi agli altri, preghiamo quando siamo sereni e felici e coinvolgiamo gli altri nella gioia comune.
Pregare significa tutto questo.
La scienza ha scoperto che recitare preghiere, meglio se comuni e con specifico ritmo, cioè emettere suoni in modo cadenzato e armonico genera frequenze acustiche e suoni ripetitivi particolari che possono avere effetti positivi locali.
Probabilmente questo è il significato della preghiera che genera anche autostima e convinzione aiutandoci a superare le difficoltà quotidiane e gli imprevisti attraverso il training autogeno, ben conosciuto in ambito sportivo.
Nostro Signore ci ha detto chiaramente che dobbiamo aiutare noi stessi per sollecitare anche il suo aiuto e la preghiera palese può essere un buon mezzo per farlo ma solo se affiancato da opere significativamente utili, positive ed efficaci.
Alcuni teologi ritengono che la sofferenza esista perché l’uomo dà il suo meglio nelle difficoltà, noi riteniamo invece che l’uomo a volte lascia la via della luce e si crea degli ostacoli lui stesso.
Tutti sappiamo che il desiderio di vivere ci aiuta a sopravvivere mentre al contrario se ci lasciamo andare deperiamo sino alle estreme conseguenze.
Dobbiamo essere convinti che “tutto accade a chi vuole” e impegnarci per migliorare la vita nostra e degli altri per superare le difficoltà.
Alcune ricerche scientifiche, compresa una della nostra Università, hanno correlato l’insorgenza di patologie tumorali ad eventi specifici accaduti circa sei mesi prima dell’insorgenza della malattia: spesso si tratta di forti traumi, legati a perdite di familiari e simili.
Questi episodi troppo diffusi per essere coincidenze isolate, ci esortano a desiderare sempre di stare bene senza abbandonarci alla depressione e allo sconforto che evidentemente abbattono significativamente le nostre difese immunitarie e ci espongono a patologie anche molto gravi.
La preghiera comune può essere l’occasione per essere vicini ed aiutare gli altri e anche noi stessi e la forma migliore di preghiera e vivere gioiosamente insieme agli altri aiutandoli e donandogli la nostra felicità e gioia di vivere.
Il Cristianesimo è la religione della gioia
:Nostro Signore ha vissuto per 33 anni una vita piena e ricchissima di soddisfazioni divenendo spesso protagonista con miracolosi episodi e azioni rimarchevoli e nella cosiddetta settimana di passione la domenica è arrivato a Gerusalemme accolto con grande onore poi lunedì, martedì e mercoledì ha girato per la città acclamato dalla folla compiendo miracoli, infine giovedì lo ha trascorso con il gruppo dei suoi discepoli e con gli Apostoli festeggiando.
Solo nelle prime ore del venerdì si è lasciato imprigionare e per circa quindici ore torturare e infine crocifiggere: ore drammatiche e penosissime ma solo poche ore rispetto ad una vita di grandi soddisfazioni e potremmo dire successi.
Il Cristianesimo è quindi la religione della felicità e della soddisfazione e gli eventi terribili e drammatici del venerdì della passione non possono oscurare una intera vita felice.